ARTICOLI

Magia

Con gli occhi fissi nei tuoi,

sogno incorporeo

rivestito di carne,

ascolto languidi versi

incantevoli sorrisi

e morbide carezze

su mani intrecciate

frementi al tatto

che allietano di brividi

la mia pelle riarsa.

Fragranze avvolgenti

d’esotici profumi

accentuano umidi baci

di prelibato sapore.

Oh gusto onnisciente,

fantasiosa realtà 

mi confonde la tua

irreale bellezza

come sole splendente

dentro di me, dentro di noi

in tutti i sensi

rifletti beata

la magia dell’amore.

Metamorfosi

Metamorfosi incostanti

dipingono chiazze di colore

sulle spalle gelide

dai contorni sfrangiati

dove incido l’ellissi

di un astro immaginario

per scaldare il brivido intimo

di giunture sconnesse

da furiose invettive.

Ciuffi di foglie rigogliose

crescono su aride

spianate di cemento

dove il sangue coagula

ad ogni varco di memoria

ad ogni sguardo accigliato

ad ogni rantolo di rabbia.

Ed il male sofferto

si scioglie in tiepide lacrime

e sillabe antiche ritagliano affetti

di umile condiscendenza.

Cortocircuiti

Estenuanti cortocircuiti mentali

bloccano silenzi estemporanei

dalle tue labbra sonorità impossibili

accendono allucinazioni sensoriali.

Vampe d’inesprimibile passione

piovono sulla carne arsa

da intollerabili attese d’amore.

Tutto trascina l’accesa fantasia

triste e terribile s’ avvinghia

sui corpi avidi di carezze.

Torbidi tumultuosi torrenti

esondano tremanti

su timidi argini insulsi

trascinando mani infuriate

e dita lascive appena estratte

da umide cavità spalancate

e braccia serrate ad accogliere

l’ebbrezza d’un primitivo possesso.

Archetipo d’esotica bellezza

da male incurabile guariscimi

gioia euforica sprizzante d’eterno

abbandona il tuo cinismo svogliato

e afferrami con inusuale ardore

tu che per virtù divina

sei grata alla vita.

Pretesti

Iconica bellezza

mi scruta l’anima

nell’abisso in cui

grigio torpore

mi conduce.

Astuzie compulsive

cedono il passo

a passioni assuefatte

quando, oltre la linea

dell’orizzonte

dolci canti intonavi

ed eccitanti melodie

con arte riversavi

nell’anima mia assetata.

Fughe impossibili cerchi

ed inutili pretesti ora,

per fuggire schiava

d’una frenesia malata.

E malato sono anch’io

in questa parvenza di sogno

dove a lungo carezzo la tua pelle

e le tue labbra appena dischiuse

per un intimo possesso.

Incurabile contagio di baci

m’uccide lentamente

come aquilone senza vento

e l’impulso assurdo di volare.

Ma cara, mi viene di pensare,

non c’è nessun rimedio

al nostro amore.

A PRESCINDERE

Sciolto

su fiumi d’inchiostro

vivo fra le righe

strappate all’affanno

di giorni appesi

su colonne di rimpianti

ed accenti di vita sprecata.

Stilita pentito

correggo a fatica

i miei errori passati

trascorsi e scontati.

Sciolgo matasse di dubbi

mi stringo le mani

per sentire consenso

e non temo contagio

a plaudire finanche

al mio grande successo.

Senz’arte né parte

m’aggrappo al finale

e aspetto che passi

col cuore a brandelli

senz’altro a pretendere

che non sia già riscosso

aspettando chiunque

mi ami a prescindere.

Spiacente d’esserci

Labbra silenti

da cui parole spezzate  

precipitano in terra

ammutolite

sfiancano i miei giorni.

Spiacente d’esserci

mando giù un sorso di vita

strappato alla tua

ostinata indolenza.

In alto una falena impazzita

danza su di un bulbo di luce

avvinta ad una lacrima di morte.

Tu sei flusso di pensieri

senz’ indole né forma

una pennellata d’amarezza

disegna il tuo profilo irrequieto.

Alle tue labbra rubo

un bacio prepotente

e la voglia di fuggire

con l’anima affannata.

La luna appesa a un filo

declina dietro i tuoi seni

carne frantumata

d’antiche vestigia

là dove i giorni furono

pazzi e festosi

e la vita ebbe senso

Finchè non svanì.

Naufrago

Vuoti a perdere

Galleggiano sulle onde

Macabri trofei luccicanti

Di vita eccessiva

Naufrago senza meta

Avvinghiato ad aride ossa

Cartilagini impazzite

Urla e scarti

Di vile opulenza.

All’orizzonte

Strida di gabbiani sull’isola

Ove la tua pelle salmastra

Si spalma come muschio

Su umida roccia.

Avido d’essere

M’aggrappo alla tua carne

Preda d’irrefrenabili brividi

fresche e soavi carezze

cerco e rugiadose fessure

forme di rara bellezza

maestà originale

di raffinato piacere.

Dilemma

Fugace sagoma solitaria

Vibrante congiunzione di piacere

Maschera seducente

Insinui fantasie erotiche

Solcando cammini di luce.

Ingannevole sussurro

Di sirena suadente

Melodioso richiamo

Di generosa amante

Hai invaso i miei sogni

Con parole di fuoco ardente

Gemma caduta nel fango

Tenero germoglio baciato dal sole

Dissolto sogno d’incanto

Pericolosa seduzione

T’incunei tra spirali e dilemmi

D’acerba insolvenza

Espellendo vortici di bellezza.

Nell’incedere velato

Anima ignara e smaniosa

Terra erosa d’affanno

Dimmi creatura armoniosa

estremo slancio d’onestà

avventuriera raffinata

Sei tu inganno o verità?

Anelli mancanti

Mistero di tacita ombra

come spettro inviolabile

resisti ostinato al mio sguardo.

A piedi nudi su ruvide pietre

miraggio di schegge infuocate

vaghi tra impulsi primitivi

e presagi d’antica memoria.

Scaltra sensuale creatura

bizzarra dissemini indizi

di sopita dissoluta energia.

Amante ardente di baci

Infliggi ferite profonde

nell’anima stanca d’attesa

sprigioni cieca potenza

e acuti spasmi di piacere.

Tu sei l’anello mancante

tra l’essere e la gioia

Il sogno e la certezza

l’amplesso e la purezza

Selvaggia creazione illusoria

accendi mistici impulsi

impreviste visioni di follia

melodiosa passione

fascinoso esuberante amore

inesauribile benedizione

accorri sulle mie aride labbra

e placa le voglie smodate

che febbrile invoco

scrutando i tuoi occhi profondi

specchio d’audace bellezza.

Maggio

A maggio t’amerò

piccola vita incostante

dal cuore fragile

e solitario.

Non ora, non ora

che gelido

sibila il vento

ed il cuore ha smesso

di danzarmi nel petto

stanco d’inutile attesa.

A maggio t’amerò

stanne certa

tu che solo

nei miei sogni esisti

lieve carezza di luna

sottile falce di cielo

sboccerai con i fiori

bagnati d’aurora

ed avrai vita

e sangue nelle vene.

A maggio t’amerò

e sarai mia.

Grazie!!!

Grazie a Filippo Fenara per questa stupenda recensione

della mia poesia ” Calma apparente “

I pleonastici e poderosamente romantici versi di “Calma Apparente” di Antonio Fasolo sono un acquazzone sull’aridità morale e spirituale nella quale questa umanità si crogiola affetta da un’apatia emotiva alessitimica, sono le eliche del sentimento che vorticano nei cieli dell’anima riportandola ad alta quota, sono il salvagente nel naufragio relazionale, sono il ribollire del magma nel ventre di un vulcano apparentemente inattivo, sono la trance che ti coglie mentre li scorri con lo sguardo sul telefono, sono la mano che ti sfiora proteggendoti dagli incubi in agguato, sono l’inconfutabilità extrascientifica, sono il riverbero di tonanti impulsi in lemmi lavati dal sole. “Calma Apparente” di Antonio Fasolo è la proiezione d’intenso amore su uno schermo senza angoli. (Filippo Fenara)

https://lemiecose.net/

Calma apparente

Scivolando su apparenze di neve

Noi due, intrecciati tra rami nudi

La tristezza solenne di notti solitarie

Scacciavamo ingoiando impure voluttà

Trionfanti sul potere delle parole.

Rammentami cara i sogni e le canzoni

Ed i flebili suoni vibranti nell’anima.

Istanti colpevoli di volubili incantesimi

Sussurrati tra nenie e inebrianti passioni

Tutti piangono e soffrono a volte

Non per questo disprezzano il viaggio

Ma proliferano geniali tra limiti infranti

Ignari messaggeri di benigna vitalità.

Rigoglìo potente di verità infinite

Tu sei ipervita d’eccitante grandezza

Straripante   d’ eccessiva armonia

Sfrenata percezione d’incantevole eros

Fragorosa valanga d’energia imbrigliata

Travolgi i miei sensi privati di freni

Non tutto è perso quando ti sorrido

Felice di stringermi ancora al tuo seno.

Allora e solo allora capirò

Il mistero sacro del tuo viso

Dell’anima avvolta di luce

Tra le pieghe angolari e profonde

Ove solcano accessi inquietanti

Di sublime calma apparente.

Parole al vento

Cadono intonse le parole

 vortici di nostalgia

Giù dalle labbra

Precipitano dissennate

E un refolo di vento le mischia

Del cuore disfano pene

Grammatiche ignare d’astuzia

Ruzzolano mordendo la carne

Dove sangue e scorie volubili

Compongono versi sprezzanti

Frullano le parole al vento

Nell’anima asfittica si placano

Dove tu lasciasti

A macerare inerte

La tua svogliata

mancanza d’amore.

                         Antonio Fasolo

Rimorso

Ripiegato su me stesso

come se fosse l’ultimo,

impaziente attendo

il tuo sospirato ritorno.

Non odo più la tua voce 

fiacca e svogliata

né le risate dei tuoi

vanitosi amanti.

Solo il rimorso

vedo ancora sul tuo viso

d’una selvaggia bellezza

e lascive suggestioni

infiammare di nuovo  

la tua pelle profana

dove un tempo tessevi

l’ordito seduttore,

trama inestricabile

di tessuti ingannevoli.

Ma ora sei qui

e sento la tua pelle

i muscoli contratti

d’eccitata passione

mani che cercano

stimoli proibiti

e istintivi fluidi di piacere.

Dentro i tuoi abbracci tremo

muoio rinasco e prego

ed illusorio trattengo

l’impeto irriverente

di un’appassionata follia.

                                     Antonio Fasolo

Persistenze

Ricordi persistenti

d’ occasioni sprecate

e allettanti seduzioni

Così rivedo i miei anni

da un angolo acuto

opposto e convergente

Tra l’ebbrezza d’un bacio

mancato

e l’oblio inconscio

d’antiche ossessioni.

Notti febbricitanti d’amore

deliri mai vissuti

desideri frustrati

d’ingrata realtà

vomitano rabbia

per uno scrupolo d’ignoranza

e un abbraccio mai dato,

finzione autentica

di mutevoli miraggi.

Disteso bocconi

sgrano fotogrammi sfocati

come rosario profano

di passioni mai vissute

E m’attrae mistero

d’ardore improvviso

Reflusso tacito

d’una vita mancante

Parole mai dette

volano oltre le mie labbra

La poesia più vera

Che mi sia capitata.

Antonio Fasolo

Tristezza d’inverno

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Tra fiori essiccati

E spettri d’alberi

Mi coglie tristezza d’inverno

Laddove gioia d’amore

Un tempo come fuoco

Illuminava l’alba.

Eri una in me stesso

Ed io fedele alla tua pelle

Di nessuno se non tua

Senza intimo pregiudizio

L’un dell’altra complice

Genuino canone

D’estetica comunione.

Poi l’inverno ti trascinò lontano

Dentro il confine ingannevole

D’un antico stereotipo

Che paralizza il cuore.

Effimera sensuale attrazione 

D’un altro nido illusorio

Emozioni conflittuali

Lacrime ed intima vergogna

D’un incontro incosciente

 e traditore.

Rigido come cippo funebre

il tuo viso beffardo

ad altri porge ora

il seducente respiro

d’una carne imprudente

ed un fantasma osceno

Dallo sguardo inespugnabile.

                               Antonio Fasolo

Natale

Non tornare così presto,

non aggiungere premura ai tuoi passi,

volgiti lentamente e carezza i ricordi,

lasciami assaporare con calma

il soave profumo della tua pelle

la tempera rosa delle tue tumide labbra

il   viso luminoso e benigno

le ciglia adagiate su palpebre di seta

e gli occhi belli e incantati

Non tornare così presto

lascia che il desiderio salga

si accresca ancora nell’attesa

che il cuore tumultuoso bussi alla gola

e il respiro sempre più corto

accenda vampate di desiderio

Non tornare così presto

lascia che cresca incontenibile

l’ansia della tua voce melodiosa

delle dita che carezzano la fronte

dei baci che suscitano passione.

Non tornare così presto 

a cingermi i fianchi

a fissare Il tuo sguardo sul mio

a sciogliere le vesti impregnate d’essenze

Ma torna ti prego in quel preciso istante

quando le stelle s’ accendono di desiderio

gli angeli cantano melodie celestiali

e i fiocchi di neve incantano la notte

Solo allora asseconda il mio istinto

e torna, torna ti prego

con irrefrenabile piacere.

                               Antonio Fasolo

Vomito poetico

Servili ruffiani

Brandelli di viltà indegna

Materia amorfa a priori

Strusciano lingue deferenti

Su scarpe gialle di fanghiglia

Viscidi adulatori verminosi

Legioni di blatte

Colme di spocchia

Rigurgitano acide verbosità

Da estroflessi intestini

Conati d’insulsa retorica

Dimenando ruvide cosce

tra turpi dettagli anatomici

venduti all’asta

con vili lusinghe

Emanano bolo maligno

E caustico fetore.

Dalle loro deiezioni

Mi salvano intrepide

Due dita in trachea.

                           Antonio Fasolo

Attesa…

Eppure mi guardi ora

come un mimo dal volto triste

povero trastullo

d’una noia insopportabile.

Gelido l’inverno

assente di sogni

e nuvole grigie al tramonto.

Una   foglia ingiallita

collassa sul tuo corpo

refrattario al piacere.

Immune all’amore tu sembri

sorriso apatico e fittizio

movenze ingannevoli

serrano i grigi vestiboli

della tua anima  

e veleno di morte

sul volto emaciato

scavato da bugie.

Invano annaspano le mie labbra

nell’alveo disseccato

della tua bocca.

Ma ad altri inverni ti attendo

rannicchiata ai miei piedi

al caldo tepore d’un camino

penetrante profumo

di corpi condivisi

piacevoli brividi

ardenti i desideri

sfuggenti al mondo

e inebrianti piaceri.

                               Antonio Fasolo

“Gioelli Rubati ” di Flavio ALMERIGHI

Un grazie di cuore a Flavio Almerighi per aver accolto la mia poesia ” Schegge di memoria ” nella sua Rubrica ” Gioielli Rubati “.Buona Domenica!

https://almerighi.wordpress.com/2020/12/13/gioielli-rubati-122-giuseppe-la-mura-mauro-contini-angela-greco-silvia-de-angelis-antonio-bianchetti-raffaele-delle-femine-mariangela-ruggiu-antonio-fasolo/?fbclid=IwAR0f5hMWsQS9lD16MCuNqG8qgPDL4nB6IqfU4v7e9z4urgw7QRsXdxLu2m8

Mater

Straziante bruma

scivola come sudario

sul tuo corpo inerte

di pelle fredda e avvizzita

occhi sgomenti

e quest’ alba impossibile

che ti ha restituita esanime

a quella   terra remota

da cui un tempo

proruppi gemendo.

 Antica matrona

madre benigna

protesa a stringere

dita minute ed insonni

o seno da cui suggere

Latte mischiato a sangue

Radice dei miei geni

Matrice colma del vivere

onde emersi

tra lacrime profetiche

d’ignara esistenza

e pesanti fardelli di vita.

Della tua morte il ricordo

mi sbrana la mente

strano e freddo

il tuo fiato reciso,

madre una sola e mai più

giaci ora lontana

irrimediabile al cuore.

                               Antonio Fasolo

SCHEGGE DI MEMORIA

Vivemmo a lungo stranieri

con misurata lentezza.

Morbida schiuma di mare

Riempiva i nostri sogni

Intrecciati di alghe

e di vene pulsanti di sangue.

Insieme eravamo chimera

Amalgama fantastica

di consumata alchimia

flusso sensorio inconscio

Inarrestabile su corpi famelici

Plasticità stimolante

di ardore superbo

Remoto il dolore dell’essere

e la bugia del vivere.

Uniti ma lontani

Fluttuanti di vita fittizia.

schegge di memoria

sprizzanti piacere.

Ma ora, ignota fuggitiva

affretta il tuo svelarti.

Cupo alle mie spalle sento ormai

Il cocchio del tempo

che spietato m’incalza.

                                   Antonio Fasolo

Crepuscolo

A volte guardo le tue orme

grevi e colpevoli nel fango,

e mi viene in mente

quel brandello di vita

dove fiera come una dea

ma troppo corta di giorni,

contavi nervosa i miei anni.

Ritta presso gli ormeggi

del tempo, impassibile

ordivi flussi incessanti

di parole, azioni e sogni

e complicati vaniloqui.

Tu fosti prima d’ogni cosa

curiosa creatura,

 crepuscolo di vita

impietosa fanciulla

 affamata di corpi.

Ora pretendi la mia vita

che odiandoti amavo,

e pallida mi spingi

laddove ogni cosa svanisce

al gelido e arido suono

d’un tuo spietato rintocco.

                                  Antonio Fasolo

Fantasia d’amore

Notte buia e stellata

Straripante d’energia

Inanimata astrazione

avvolge i miei pensieri.

Stringe i miei fianchi

prodigiosa magia dell’essere

Fresca fantasia d’amore

Che toglie il sonno

Ed agita d’inchiostro

Il mio alambicco di versi.

Crepuscolo di coscienza,

Da te mi separa l’alba,

e in un battito d’ali

come rara farfalla 

fuggi dal bozzolo prezioso.

Di giorno ti cerco randagio

In un    flusso di parole

E pago per vivere

Un’altra notte d’amore

Pelle contro pelle

E fiati ansimanti

Prima che dell’eterno

giunga il momento

m’illudo ancora di godere.

Antonio Fasolo

Vorrei baciarti

Foresta di querce e tu,

tra ceppi ondeggianti e secolari

gracile ramoscello sfrondato

rifletti bellezza

nel limpido specchio

d’un quieto ruscello.

Al vento accenni un inchino

che sia cortese e ti schivi.

Tra odore di muschio e rugiada

e resina di felci spezzate

terra umida dimenticata dal sole,

tremando m’assale

uno schianto nel cuore.

Oh ninfa celeste e leggiadra

Creata di perla

come nebbia nei sogni

sfrontato e caparbio

al tuo sentire sussurro,

Creatura gentile e lasciva

baciami a lungo, baciami dentro

Ch’io non dimentichi più

L’ardore sacro delle tue

tumide labbra.

                               Antonio Fasolo

L’Attimo Fuggente

“Noi non leggiamo e scriviamo poesie perché è carino.

Noi leggiamo e scriviamo poesie

perché siamo membri della razza umana.

E la razza umana è piena di passione.

Medicina, legge, economia, ingegneria sono nobili professioni,

necessarie al nostro sostentamento.

Ma la poesia, la bellezza, il romanticismo, l’amore,

sono queste le cose che ci tengono in vita.

”Professor John Keating (Robin Williams).

L’attimo Fuggente.

DETTAGLI

In una notte di stelle

Il mare quieto ci spia

mentre il suono della risacca

copre tenui dettagli intimi.

Il tuo sguardo rivelatore

felice epifania dell’anima

dal profondo erompe

In un copioso effluvio di lacrime

eccesso famelico d’inedia amorosa.

Tesoro d’umide perle

asciugo lungo sacri solchi

di fluidi corporei.

Oh amore contaminato

da ricordi ingannevoli,

invano t’illudi di guarire

con la forza evocativa di un nome.

Ed Invano io ti supplico:

lascia uscire il tuo buio

ed accogli nel cuore

la potenza d’un solo attimo

di dolcezza.

                               Antonio Fasolo

Versi Mutili

Reminescenza viva

crudele mutilazione dell’eros

ancora m’incateni,

involontaria lezione di vita

rigurgitata

da un sussulto convulsivo

di ricordi.

Intrepida ed ansiosa

emozione

ondeggi tra placida

nostalgia

e brama di furiosa

vendetta.

Dietro maschera

di commovente innocenza

celi il baratro

d’una perfida follia.

Ed ora patteggi col vuoto

fugace macchia d’ombra

danzante,

arretri oltre il cielo

allagato di luce,

mio fluido pensiero lascivo,

in un dilemma di versi

mutili.

                Antonio Fasolo

Forse poesia…

E’ buio lo sai?

Per questo non mi vedi,

ed io son preda

d’un’ impeto nostalgico .

Ricordo o fantasia,

forse follia, forse poesia…

ed allora scrivo,

scrivo per dimenticare

d’esserti stato così vicino,

così cieco al mondo esterno.

Scrivo per non pensarti

e non ti penso

per non vederti.

Eppur ti vedo

 ogniqualvolta io sogno.

Perciò non dormo

per non sognarti.

Ma sento il profumo

e lo sguardo ammaliante

e quel tuo placido andare

sui nostri corpi sudati.

Vorrei scriverti

ma non posso

non voglio sentire ancora

il dolore terribile

d’un cuore amputato.

E rompo queste righe

squarciando le parole

e piango,

in una convulsione

di ricordi.

Nascondi ti prego il tuo volto

ch’io non possa vederti mai più.

Lasciami andare quieto

nella valle dell’oblio.

Antonio Fasolo

FANTASMA D’ASSENZA

Trasuda profumo la terra bagnata

sensuale essenza per le mie narici

della tua pelle ricorda l’effluvio

vivifico aroma e nobile dolcezza.

Tremule foglie di linfa essiccata

come dita protese e lacrime asciutte,

marciscono nel fango di cupi acquazzoni.

Tu   annusi smaniosa, chiunque tu sia,

paradiso di fiori o fantasma d’assenza.

Ti cerco, ti bramo nei boschi d’autunno

 nello scritto fremente d’un’ arsa poesia

rivelami il nome, il tuo cuore, l’essenza

di scriverne ancora, esausto è il bisogno.

perché m’hai teso un perfido agguato,

dolorosa memoria di svanita illusione ?

Di te mi rimane un sogno convulso

una manciata soltanto di sospiri notturni

lontani, perduti come flebili amanti

vite troncate e spiriti affranti.

                               Antonio Fasolo

PRESAGIO

Scivola il tempo dentro di me

come liquido oleoso e putrido,

giorni stantii si susseguono

a  notti scandite da spettri invadenti

in un ritmo precario e bugiardo

di attimi sprecati.

Sulle mura crepate dagli anni

una vecchia foto arrugginita

mi fissa con apatica indolenza.

Ed io ti guardo come fossi

la mia zattera di salvezza

mentre una folata di vento

scuote forte i battenti

e polvere di foglie m’acceca

in un attimo d’imprevista

distrazione.

Se tu potessi parlare

come una tempesta mozza

che mi crepita sul cuore

diresti l’arroganza d’una vita

maldestra e non voluta

che a volte  mi  spegne

ed altre m’avvampa

come una torcia di furore.

Ma tu m’inganni con scaltrezza

balbettando avida il mio nome

Allora tacciono le mie voglie

e lente si smorzano in un

fugace presagio di  piacere.

Antonio Fasolo

AMORE SPRECATO

Per le buie stanze della mia anima

ti nascondi ora come un’ombra fugace

come un’oscura amante notturna

svanita alle prime luci dell’alba.

La tua sola memoria allevia ferite

e dolori che non ho mai provato prima,

sembianze di  spettri invadenti

creature deformi e paure infantili.

Mi hai salutato ora con un sorriso triste,

non sai che i miei occhi non sopportano

la ferita impressa da quell’unico tuo sguardo

avvezzo a giocare d’inganno e  d’azzardo.

Ma ora apri gli occhi e mi vedi ovunque,

sono così le ossessioni.

Ti circondano, ti avvolgono

come la tela d’un ragno.

E tessendo la tela non cessi di pensare

che quell’amore poteva essere giusto,

sbagliato il tempo , mancato il luogo,

come un’ombra svanita ,

in uno spreco di passione.

Parole sconnesse

Lasciatemi vivere

come fossi  una  metafora,

d’ un amore più grande,

astratta o concreta

trasparente nel modo dell’aria ,

 splendente di  sole

buia in sua assenza,

ma pura lucente,

 come pallida alba.

Salvatemi dal  circolo vizioso

che tante volte ripeto

mescolando verbi e parole a casaccio.

Non badate a i miei aforismi,

 come fiori rispetto alle rose,

come cuori rispetto a dolori,

che invocano e dicono amori.

Accordatemi una logica

che non sia fredda e sospetta

che sospenda le leggi

d’ un  mondo inquinato

da azioni balorde e cataplasmi incarnati

di furia accecati

 ed ottenga una tregua

 a quest’ agire insensato.

Prestatemi alfine  uno sguardo innocente

che non sia più nascosto da astruse sintassi,

non siate prolissi nel vostro ciarlare

ma neppure  smarriti tra cerchi ed ellissi,

e  vi prego , v’imploro

 di fronte al disastro

davanti all’umano che

rovina in frantumi

il cielo non voglia

 che neanche in quell’ora

Dio vi sorprenda  

e vi trovi in malora.

Un Amore Fallito…

Mormoravi piangendo parole gelose

serrando   labbra tremanti

che imploravano  amore.

Afflitta da torbidi ricordi

pensavi  forse alle tue insane passioni…

Neanche il perdono ora basta,

 nemmeno il mio ricordo sbiadito

quando sedevi vicino alla mia anima

ed i miei versi recitavi per sentirti viva. 

Neppure quello  guarisce la tua ansia

e non serve   a sanare le ferite  

la crudele bugia che  implori a tua  discolpa

e quel senso assurdo di cui colmi le parole.

Ma tu sei ambigua e fragile,  

chiedi silenzio e invochi il caos

cercando ancora un’alcova clandestina

per dei  corpi avvolti in passioni proibite.

La tua anima dondola   come un’altalena desolata

sempre più lenta , indolente e pigra

e il vento mormora un’antica   nenia

che urla  la fine d’un amore fallito.

RICORDI

Anch’io mi volgo spesso a ripensarti

mentre  ti guardo riflessa nello specchio,

ed un pezzetto di cielo

che ammicca sorridente

scivola lungo la tua pelle vellutata.

Ricordo com’eri seria,

tenendo in grembo le tue mani

e la fronte prona su quel dolore

del quale il cuore ancora sanguinava.

Ma    una trappola maligna

ti gettò lontano  

come fossi uno straccio

da buttare a piacimento.

 Ritorna a vivere nei  miei sogni,

 A nessuno racconterò il   segreto

che   nascondi nella bellezza intima

di placide collide e biondi campi.

dove un giorno  t’incantavi

a scrutare curiosa i girasoli

 il brusio di api in cerca di nettare

 il dolce effluvio dei fiori di lavanda.

A questo rinunci e ti senti vinta

 malinconica disprezzi la tua vita.

C’è tempo ancora per volersi bene

ma tu ritorna come ben sapevi fare

 lieve sulla mia fronte il tuo sospiro

umide e appassionate le tue labbra.

TEMPESTA

Dissolta in una pozza di pensiero, 

dove ogni incantesimo gemendo svanisce,

Il tuo sguardo languido e desolato

essenza stessa della tua spenta vita

gioca ora con le ombre del mio passato

che un  diluvio d’oscurità immensa

nasconde   segreto  con  inspiegabile follia.

Effimera zattera travolta e mai sommersa

 mi trascina per l’acqua e non m’annega.

Ritto al timone, sferzato dal vento,

 tra  lampi violacei ed amari singhiozzi

solco l’oceano col cuore in tempesta

Triste è questo troncone di sughero  

imbevuto di lacrime ed amari rimorsi.

Ma infine distinguo finalmente l’approdo ,

erbe selvatiche e campi fecondi

ed il tuo seno che m’accoglie e m’abbraccia.

Perdonami cuore gentile e ritorna

ai cieli della mia anima, su cui morbide

e sensuali carezze per sempre allietano il cuore.